Parrocchia Santa Maria del Buon Consiglio

Storia

La storia della nostra comunità parrocchiale affonda le sue radici all’inizio del secolo scorso. Ai primi del ‘900 esisteva, infatti, una cappella in via dei Lentuli, all’angolo con via dei Pisoni, dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, presso la villa dei signori Cenci, all’epoca proprietari nel quartiere di due cinema.

smbc-cappellaviadeilentuli

Nel 1910 viene mandata in missione, a Porta Furba, la compagnia delle Suore di Sant’Orsola del Belgio, con lo scopo di aprire una scuola professionale e ad insegnare catechismo proprio dove sorgerà poi la Chiesa. La scuola, istituita nel 1911, rappresenterà un vero e proprio centro di raccolta per la gente povera ed emarginata del quartiere, sopratutto per i giovani che avranno così modo di essere inizati ad una professione. Il 23 gennaio 1911 mons. Francesco Faberi, segretario del Vicariato, alla presenza di un centinaio di fedeli, benediceva la cappella dedicata alla Madonna del Buon Consiglio.

Con il passare degli anni la costruzione di una Chiesa diviene un’esigenza pressante, poichè la cappella in via dei Lentuli è chiaramente insufficiente. Così, nell’aprile del 1912, Papa San Pio X da il permesso per la costruzione di una chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio e di una annessa casa canonica su via Tuscolana, accanto alla scuola già esistente.

Nel 1913 viene benedetta la prima pietra dell’edificio sacro, che verrà costruito su progetto dell’architetto-ingegnere Costantino Sneider.

smbc-facciata-1920

Alla morte di San Pio X tra le sue carte viene ritrovata una busta contenente la somma necessaria al completamento dei lavori della chiesa. Questi saranno terminati sotto Papa Benedetto XV, e l’edificio sacro verrà aperto al culto esattamente il 9 aprile 1916, con grandi festeggiamenti di tutto il quartiere.

smbc-ricordoinaugurazione

Il 26 luglio 1919, con la Costituzione Apostolica Inter officia Ecclesiae, Papa Benedetto XV eregeva giuridicamente la nuova parrocchia di S. Maria del Buon Consiglio.

smbc-interno-1920

Il primo parroco fu don Paolo Viti (nella foto a sinistra nel giorno di una Prima Comunione e Cresima celebrata nell’agosto del 1925), che guidò la comunità per dieci anni.

d-viti

Il 1° dicembre 1921 alle Orsoline subentrarono le Figlie della Divina Provvidenza, che aprirono l’asilo infantile, la scuola elementare, il laboratorio, l’orfanotrofio e l’ambulatorio gratuito. In seguito fu loro affidata dal Circolo di S. Pietro una cucina economica per gli operai poveri e disoccupati.

A don Paolo Viti seguì nel 1929 don Gioacchino Rey, che resse la parrocchia fino al giorno della sua morte, avvenuta nel dicembre del 1944. Decorato quale cappellano militare nella guerra del ‘15-‘18 con medaglia al valore e croce di guerra (nella foto del 1937 lo vediamo probabilmente prima di una celebrazione per i caduti della Prima Guerra Mondiale) , nei suoi quindici anni alla guida della comunità parrocchiale don Gioacchino si distinse per la sua totale dedizione per le anime affidategli.

smbc-dongioacchino

Rifiutò la nomina a Vescovo per non lasciare i suoi parrocchiani ai quali si dedicò in ogni modo, raccogliendo i ragazzi nell’oratorio ed organizzando raccolte di viveri e vestiario per beneficenza.

Nell’opera di apostolato giovanile don Gioacchino fu aiutato da Arnaldo Canepa, la cui presenza in parrocchia era iniziata già con don Paolo Viti. Come membro del Terz’Ordine francescano, infatti, Arnaldo visitava tutte le settimane i bisognosi del Quadraro. Si interessò, presto, all’attività di un gruppo di studenti e giovani professionisti che il venerdì santo del 1927 avevano fatto, con Mons. Nobels, la promessa a Gesù di dedicare il loro tempo libero a radunare i giovani e a istruire i ragazzi della periferia di Roma. Con il consenso e l’incoraggiamento di don Paolo era stato aperto un circolo giovanile e un oratorio. Da questa esperienza parrocchiale nascerà, nel 1944, il Centro Oratori Romani.

Oltre ad occuparsi dei giovani don Gioacchino aveva particolare cura dei poveri e si prodigava in ogni modo per portare viveri alle famiglie più bisognose, sopratutto negli anni della guerra. Alle coppie di giovani sposi regalava lui stesso le fedi nuziali. La sua figura brillerà in modo particolare nell’episodio del rastrellamento del Quadraro (17 aprile 1944), per il quale è stato chiesto il conferimento della medaglia d’oro al merito civile.

smbc-dongioacchino-comunioni

Il 13 dicembre 1944, la nostra comunità parrocchiale, riunitasi nella sua piccola chiesa, piangeva l’improvvisa morte di don Gioacchino, travolto e ucciso da un’auto. La commozione, lo stupore e il rimpianto erano palesi sul volto della gente che sfilava, nel pomeriggio del giorno successivo dinanzi la salma del loro Parroco, deposto su di un feretro allestito nel salone parrocchiale trasformato in camera ardente.

A prendere il posto di don Gioacchino fu chiamato alla fine del 1944 don Alberto Tedeschi, uomo imponente dal fisico prestante. La sua azione pastorale, invece, sarà all’apparenza poco appariscente. Il suo impegno si rivolge piuttosto all’intimo di chiunque lo avvicina: mira alla formazione delle coscienze, sopratutto attraverso la predicazione della Parola di Dio, della Confessione e della direzione spirituale. Non è certo un caso che molte vocazioni alla vita religiosa cominciano a sbocciare durante la sua presenza nella nostra comunità.

smbc-donalberto

Accanto a queste particolari vocazioni vi è in parrocchia tutto un mondo giovanile in fermento, attratto dalle indicazioni pastorali di quel parroco che sa suscitare nuovi slanci, sa destare nuovi interessi, sa offrire nuovi sguardi all’apostolato. Se don Gioacchino è passato alla storia come il “parroco delle trincee”, don Alberto fu presto chiamato “il parroco del Ramazzini”, l’ospedale che per tanti anni ha ospitato malati di TBC, dai quali si recava ad ogni ora del giorno e della notte, incurante del tempo, a cavallo della sua bicicletta nera, con l’abito talare mai dismesso, spesso inzaccherato, per portare la luce della speranza cristiana e il conforto della Parola di Dio.

Gli anni passano e il quartiere è in rapida espansione, tanto da rendere necessario, nel 1955, l’inizio di lavori di ampliamento della Chiesa, che sotto la direzione dell’ingegnere Paolo Stefani vede la realizzazione del transetto e delle navate laterali e l’arretramento dell’abside. Viene anche ampliata la casa canonica, fino ad allora solo ad un piano, e risistemata la scuola professionale, creando un angolo vitale della via Tuscolana.

smbc-interno-1955

Don Alberto, però, poté vedere solo l’ampliamento strutturale dell’edificio: destinato ad altra parrocchia nel 1960, l’opera fu completata dal suo successore, don Guglielmo Cerquitella, che resterà parroco per ben 28 anni (nella foto accanto a Sua Eccellenza Jaques Martin in visita alla nostra parrocchia).

I primi tempi sono quelli del boom economico. La maggior parte delle famiglie del quartiere, però, è ancora composta prevalentemente da operai o impiegati, che non sempre arrivano con facilità a fine mese.

L’arrivo degli anni ’70 vede l’affacciarsi di alcune emergenze sociali come la tossicodipendenza. La comunità parrocchiale risponde con la creazione dei gruppi giovanili, una risposta di crescita umana e spirituale che raccoglie negli anni centinaia e centinai di ragazzi. Gli anni settanta vedono anche un grande dono per la nostra comunità: la visita di Madre Teresa di Calcutta. Era la Quaresima del 1979, e furono invitate ad una S. Messa anche le Missionarie della Carità di Tor Fiscale. Fu quella l’occasione per Madre Teresa (di cui si conserva in Parrocchia un biglietto autografo riportato nella foto sottostante) di rivolgersi ai fedeli e sopratutto ai giovani: parlò dell’importanza della preghiera nella sua vita, descrivendola come le fondamenta su cui reggeva tutta la sua azione caritativa.

Alla fine dell’incontro invitò tutta la comunità a dedicare maggior tempo alla preghiera, sopratutto nell’Adorazione Eucaristica. Da questo invito nacque l’appuntamento del Sabato pomeriggio, che da quasi quarant’anni vede la comunità riunirsi in preghiera davanti a Gesù Eucarestia.

Gli anni ’80 vedono una società che comincia ad essere multirazziale, con tanti stranieri venuti in Italia a “cercare fortuna” ai quali si accompagnano problemi di integrazione e povertà. L’azione caritativa della parrocchia comincia a rivolgersi anche all’esterno dei confini parrocchiali, con la mensa itinerante che, sempre il sabato, porterà generi alimentari e conforto ai senza fissa dimora della città.

Nel 1988 a don Guglielmo succede don Raffaele Ruocco. L’anno successivo la nostra comunità avrà la gioia di accogliere le spoglie mortali di Arnaldo Canepa. Giovedì 23 novembre Sua Em.za il Cardinale Jaques Martin presiede una veglia di preghiera, durante la quale il feretro del fondatore del COR viene deposto nell’apposito sarcofago, fatto costruire nel braccio sinistro del transetto (nella foto il momento della benedizione del sarcofago, con don Raffaele -il primo a destra- e don Guglielmo -l’ultimo a sinistra).

Il giorno successivo sarà il Cardinale Vicario Ugo Poletti a presiedere una solenne S. Messa nella nostra parrocchia.

Durante gli anni di don Raffaele la nostra comunità avrà anche la gioia di accogliere il Santo Padre Giovanni Paolo II: è il 6 dicembre 1992. Per preparasi all’incontro la comunità invitò don Paolo Selvadagi (allora Rettore del Pontificio Seminario Minore e docente alla Pontificia Università Lateranense) a tenere una catechesi sulla specificità della Chiesa di Roma. A questo momento di formazione seguì il pellegrinaggio alla Cattedra di San Pietro, che vide più di mille persone recarsi alla tomba dell’Apostolo per affidare alla sua protezione l’intera comunità parrocchiale. Infine venne celebrata una solenne S. Messa presieduta da sua Eccellenza Mons. Vincenzo Fagiolo, che da giovane sacerdote prestò servizio nella nostra parrocchia.

Arriva infine il 6 dicembre. Alle 9,10 uno scrosciante applauso saluta l’ingresso del Santo Padre in chiesa. Il papa benedicente passa tra la folla, mentre il coro intona il “Tu es Petrus”. Molte mani si tendono verso di lui, e per tutti c’è un sorriso, uno sguardo, una stretta di mano. Attraversata tutta la chiesa il papa si ferma poi in preghiera, davanti alla tomba di Arnaldo Canepa. Inizia poi la Celebrazione Eucaristica durante la quale tutti, in chiesa, sul sagrato e nell’oratorio, seguono con attenzione le parole che il papa rivolge ai fedeli nella sua omelia.

Terminata la S. Messa il papa incontra il consiglio pastorale, per spostarsi poco dopo nell’oratorio, dove si rivolgerà ai giovani e dove benedirà  una bellissima riproduzione dell’immagine della Madonna del Buon Consiglio, realizzata dallo scultore Mario Vinci su ceramica.

Incontrerà, infine, i sacerdoti e le Suore dei tre istituti presenti nel quartiere (le Figlie della Divina Provvidenza, le Suore dell’Oratorio e le Suore Orsoline) e alle 11,54 lascerà la nostra comunità parrocchiale salutato da una festosa e riconoscente folla.

 

continua…