Via Crucis

I e II stazione, 19 febbraio

Prima stazione

Gesù è condannato a morte

Disse loro Pilato: “Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?”. Tutti gli risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli aggiunse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora urlarono: “Sia crocifisso!”. Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Mt 27, 22-23. 26).


MEDITAZIONE (SANT’AGOSTINO)

Sei morto in Adamo, risorgi in Cristo: la morte temporale del tuo Signore ha ucciso la tua morte eterna. La morte per noi consiste nel non essere più ciò che si era. La Scrittura ci insegna che esiste una morte per la distruzione, ed esiste una morte per la ricostruzione. Gli uomini possono ricevere la sapienza e la vita se si accostano alla luce e al calore di Dio e possono perdere tutto, se per cattiva volontà si allontanano da Lui. Noi siamo come uno che vede da lontano la patria e c’è di mezzo il mare: egli vede dove andare, ma non ha come arrivarvi. Scorgiamo la meta da raggiungere, ma c’è di mezzo il mare di questo secolo, e molti non riescono nemmeno a vedere dove debbono andare. Dio, che ha voluto essere la nostra patria, ci è venuto incontro. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno della Croce con cui attraversare il mare. Nessuno può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla Croce di Cristo. Come vorrei, o miei fratelli, incidervi nel cuore questa verità! Se volete vivere un cristianesimo autentico, aderite profondamente a Cristo, in ciò che egli è diventato per noi. Così potremo arrivare a Lui, in ciò che è, e che è sempre stato: la sua divinità è la patria dove andiamo, la sua umanità è la via che dobbiamo percorrere.


Preghiera di Sant’Agostino

Quanto ci amasti, Padre buono,
che non risparmiasti il tuo unico Figlio
consegnandolo agli empi per noi!
Quanto amasti noi, per i quali
Egli non giudicando una usurpazione
la sua uguaglianza con te,
si fece suddito fino a morire in croce,
ci rese, da servi, tuoi figli
nascendo da te e servendo a noi!
A ragione è salda la mia speranza in Lui
che guarirai tutte le mie debolezze.
Senza di lui dispererei.
Le mie debolezze sono molte e grandi,
ma più abbondante è la tua medicina.
(dalle Confessioni X, 43, 69)


Seconda stazione

Gesù è caricato della croce


Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi mentre gli si inginocchiavano davanti, lo schernivano: “Salve, re dei Giudei!”. E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo (Mt 27, 27-31).


MEDITAZIONE

Signore Gesù, eccoti tutto nelle mani degli uomini, che compiono su di te per schernirti anche le azioni più personali e private, come lo svestirsi e rivestirsi. Tu non hai più alcun potere su di te. Noi facciamo di te, con la nostra crudeltà, tutto ciò che vogliamo. Donaci, o Signore, di metterci nelle tue sante mani, affidandoci ad esse con piena fiducia. Noi ti abbiamo trattato male e tu ci tratti sovranamente bene. Fa’ che ci abbandoniamo a te totalmente. Signore Gesù, ora che ti vediamo fatto zimbello degli uomini, comprendiamo cosa vuol dire la croce e che cosa significa mettersela sulle spalle. Fa’ che ciascuno di noi porti la sua croce con pazienza e con amore, in comunione con il tuo faticoso carico verso il Calvario. Gesù, tu non fuggi dalla realtà: è il tuo andare verso il Calvario, verso la morte di croce. Tu ti sei immedesimato con le condizioni di sofferenza, di solitudine e di abbandono in cui entra il peccatore. Ti sei identificato con la solitudine di Giuda, che ti ha tradito. Signore della croce, rendici comunità di fede, nutriti dalla fede di tutta la Chiesa. Fa’ che facciamo della nostra vita un’adesione incondizionata del cuore alle croci che tu ci manderai. Donaci di essere sereni nelle afflizioni, pronti nella misericordia verso i vicini e i lontani.

(CARD. CARLO MARIA MARTINI)


Adoriamo la croce

Adorando insieme la croce,
segno della nostra salvezza,
chiediamo umilmente perdono per noi,
per le colpe di cui noi ci siamo macchiati,
chiediamo perdono anche a nome di tutti coloro
che non sono qui e non sanno chiedere perdono
al Signore per le loro colpe.
Essi non sanno di quanta gioia e di quanta pace
il loro cuore sarebbe pieno se sapessero farlo.
Chiediamo perdono a nome di tutta l’umanità,
del tanto male commesso dall’uomo contro l’uomo
contro il Figlio di Dio, contro il salvatore Gesù,
contro il profeta che portava parole di amore.
E mettiamo la nostra vita nelle mani del crocifisso
perché egli, redentore buono, redima e salvi
il nostro mondo, redima e salvi la nostra vita
con il conforto del suo perdono.

Carlo Maria Martini

III e IV stazione, 26 febbraio

terza stazione

TERZA STAZIONE: GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

GESÙ CADE LA PRIMA VOLTA

Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti (Is.53,4-6).

Meditazione

L’uomo è caduto e cade sempre di nuovo: quante volte egli diventa la caricatura di sé stesso, non più immagine di Dio, ma qualcosa che mette in ridicolo il Creatore. Colui che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappò nei briganti che lo spogliarono lasciandolo mezzo morto, sanguinante al bordo della strada, non è forse l’immagine per eccellenza dell’uomo? La caduta di Gesù sotto la croce non è soltanto la caduta dell’uomo Gesù già sfinito dalla flagellazione. Qui emerge qualcosa di più profondo, come Paolo dice nella lettera ai Filippesi: “Pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini… umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 6-8). Nella caduta di Gesù sotto il peso della croce appare l’intero suo percorso: il suo volontario abbassamento per sollevarci dal nostro orgoglio. E nello stesso tempo emerge la natura del nostro orgoglio: la superbia con cui vogliamo emanciparci da Dio non essendo nient’altro che noi stessi, con cui crediamo di non aver bisogno dell’amore eterno, ma vogliamo dar forma alla nostra vita da soli. In questa ribellione contro la verità, in questo tentativo di essere noi stessi dio, di essere creatori e giudici di noi stessi, precipitiamo e finiamo per autodistruggerci. L’abbassamento di Gesù è il superamento della nostra superbia: con il suo abbassamento ci fa rialzare. Lasciamo che ci rialzi. Spogliamoci della nostra autosufficienza, della nostra errata smania di autonomia e impariamo invece da lui, da colui che si è abbassato, a trovare la nostra vera grandezza, abbassandoci e volgendoci a Dio e ai fratelli calpestati.

Preghiera

Quante volte noi desidereremmo
che Dio si mostrasse più forte.
Che Egli colpisse duramente,
sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore.
Tutte le ideologie del potere si giustificano così,
giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità.
Noi soffriamo per la pazienza di Dio.
e nondimeno abbiamo tutti bisogno
della sua pazienza.
Il Dio, che è divenuto agnello,
ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso
e non dai crocifissori.
Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e
distrutto dall’impazienza degli uomini.
(Benedetto XVI)


Quarta stazione

Gesu incontra sua madre

Simeone parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore (Lc 2, 34-35. 51).

meditazione

Nella trasformazione d’amore succede al discepolo quanto accade agli Angeli, i quali stimano perfettamente le cose dolorose senza sentire dolore, esercitano le opere di misericordia e di compassione senza provare compassione. Però il Signore qualche volta dispensa da questa immunità dal dolore facendo soffrire e permettendo che si patisca qualcosa, onde acquisire meriti maggiori e ci si accenda di più nell’amore… come accadde con la Vergine Maria…” (Cantico spirituale B XX 10). “Cristo è la via e questa consiste nel morire alla natura in ciò che appartiene al senso e allo spirito, questo accade quando il discepolo imita gli esempi di Gesù; nostro modello e nostra luce. È certo che Gesù morì, spiritualmente in vita e naturalmente in morte, a tutto ciò che cade sotto il dominio dei sensi poiché come Egli stesso disse, in vita non ebbe un luogo dove reclinare il capo tanto meno lo ebbe in morte” (II Salita Monte Carmelo VII, 9-10). “Se voi sapeste come è impossibile, senza prove, conseguire il fine a cui il discepolo aspira e come senza le sofferenze si indietreggia, non cerchereste mai le consolazioni, né quelle di Dio, né quelle delle crea-ture! Preferireste portare la croce e, stringendovi ad essa, non chiedereste di bere se non fiele e aceto puro”

(Fiamma Viva 2, 28).

Preghiera

Oh, se l’anima riuscisse a capire che
non si può giungere nel folto delle ricchezze
e della sapienza di Dio
se non entrando dove più numerose sono
le sofferenze di ogni genere
riponendovi la sua consolazione
e il suo desiderio!
Come chi desidera veramente
la sapienza divina,
in primo luogo brama di entrare veramente
nello spessore della croce…!
Per accedere alle ricchezze
della sapienza divina
la porta è la croce.
Si tratta di una porta stretta
nella quale pochi desiderano entrare,
mentre sono molti quelli che amano i diletti
a cui si giunge per suo mezzo.

San Giovanni della Croce

V e VI stazione, 5 marzo

quinta stazione

Gesù è aiutato dal Cireneo

Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di Gesù (Mt 27, 32).

Meditazione

Tornava dalla campagna, forse dopo alcune ore di lavoro. L’attendevano a casa i preparativi del giorno festivo: al tramonto, infatti, si sarebbe aperta la frontiera sacrale del sabato, scandita dall’accendersi delle prime stelle in cielo. Simone era il suo nome; egli era un ebreo oriundo dell’Africa, di Cirene, città che s’affacciava sul litorale libico e che ospitava una folta comunità della Diaspora giudaica. Un ordine secco della pattuglia romana che scorta Gesù lo ferma e lo costringe a reggere per un tratto di strada il patibolo di quel condannato sfinito. Simone era passato di là per caso; non sapeva che quell’incontro sarebbe stato straordinario. Come è stato scritto, «quanti uomini nei secoli avrebbero voluto essere lì, al suo posto, essere passati di lì giusto in quel momento. Ma ormai era troppo tardi, era lui che era passato ed egli nei secoli non avrebbe mai ceduto il suo posto ad altri». È il mistero dell’incontro con Dio che attraversa all’improvviso tante vite. Paolo, l’apostolo, era stato intercettato, «afferrato e conquistato» da Cristo sulla via di Damasco. È per questo che aveva poi ripreso da Isaia quelle sorprendenti parole di Dio: «Io mi sono fatto trovare anche da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato anche a quelli che non si rivolgevano a me». Dio è in agguato sui sentieri della nostra esistenza quotidiana. È lui che talora bussa alle nostre porte chiedendo un posto alle nostre mense per cenare con noi. Persino un imprevisto, come quello che aveva incrociato la vita di Simone di Cirene, può diventare un dono di conversione, tant’è vero che l’evangelista Marco citerà i nomi dei figli di quell’uomo divenuti cristiani, Alessandro e Rufo. Il Cireneo è, così, l’emblema del misterioso abbraccio tra la grazia divina e l’opera umana. Alla fine, infatti, l’evangelista lo rappresenta come il discepolo che «porta la croce dietro a Gesù», seguendone le orme. Il suo gesto, da esecuzione forzata, si trasforma idealmente in un simbolo di tutti gli atti di solidarietà per i sofferenti, gli oppressi e gli affaticati. Il Cireneo rappresenta, così, l’immensa schiera delle persone generose, dei missionari, dei Samaritani che non «passano oltre dall’altra parte» della strada, (30) ma si chinano sui miseri caricandoli su di sé per sostenerli. Sul capo e sulle spalle di Simone, curve sotto il peso della croce, echeggiano, allora, le parole di san Paolo: «Portate i pesi gli uni degli altri perché così adempirete la legge di Cristo». (31)

(CARD. GIANFRANCO RAVASI)

Preghiera

Signore,
a Simone di Cirene
hai aperto gli occhi e il cuore, donandogli, nella condivisione della croce,
la grazia della fede.
Aiutaci ad assistere
il nostro prossimo che soffre,
anche se questa chiamata
dovesse essere in contraddizione
con i nostri progetti e le nostre simpatie. Donaci di riconoscere che è una grazia
poter condividere la croce degli altri
e sperimentare che così
siamo in cammino con te.
Donaci di riconoscere con gioia
che proprio nel condividere la tua sofferenza e le sofferenze di questo mondo
diveniamo servitori della salvezza,
e che così possiamo aiutare a costruire
il tuo corpo,
la Chiesa.

Card. Gianfranco Ravasi


Sesta stazione

La Veronica asciuga il volto di Gesù

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere.
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia (Is.53, 2-3).
Di te ha detto il mio cuore: “Cercate il suo volto; il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto (Sal 27, 8-9).

Meditazione

Lungo la Via della Croce, la pietà popolare ritrae il gesto di una donna, denso di delicatezza e venerazione, quasi una scia del profumo di Betania: Veronica asciuga il volto di Gesù. In quel Volto, sfigurato dal dolore, Veronica riconosce il Volto trasfigurato dalla gloria; nel sembiante del Servo sofferente, ella vede il più bello trai figli dell’uomo. È questo lo sguardo che suscita il gesto gratuito della tenerezza e riceve in ricompensa il sigillo del Santo Volto! Veronica c’insegna il segreto del suo sguardo di donna, «che muove all’incontro e porge l’aiuto: vedere col cuore!».
Umile Gesù,
il nostro è uno sguardo incapace di andare oltre:
oltre l’indigenza, per riconoscere la tua presenza,
oltre l’ombra del peccato,
per scorgere il sole della tua misericordia,
oltre le rughe della Chiesa,
per contemplare il volto della Madre.

(SR. RITA PICCIONE)

Preghiera

O Gesù,
le lacrime che sgorgano
con tanta abbondanza
dagli occhi tuoi, sono come perle preziose
che mi è caro raccogliere per riscattare
con il loro infinito valore
le anime dei poveri peccatori.
O Gesù, il tuo volto adorabile
rapisce il mio cuore.
Ti supplico di imprimere in me
la tua somiglianza divina
e di infiammarmi del tuo amore
affinché possa giungere
a contemplare il tuo volto glorioso.
Nella mia presente necessità
accogli l’ardente desiderio del mio cuore accordandomi la grazia che ti chiedo.
Amen.

Santa Teresa del Bambino Gesù

VII e VIII stazione, 12 marzo

Settima stazione

Gesù cade per la seconda volta

Io sono l’uomo che ha provato la miseria sotto la sferza della sua ira. Egli mi ha guidato, mi ha fatto camminare nelle tenebre e non nella luce. Ha sbarrato le mie vie con blocchi di pietra, ha ostruito i miei sentieri. Mi ha spezzato con la sabbia i denti, mi ha steso nella polvere (Lam.3, 1-2. 9. 16).

MEDITAZIONE

La nostra arroganza, la nostra violenza, le nostre ingiustizie pesano sul corpo di Cristo.
Pesano … e Cristo cade ancora per svelarci il peso insopportabile del nostro peccato. Ma cos’è che oggi, in modo particolare colpisce il corpo santo di Cristo? Certamente è dolorosa passione di Dio l’aggressione nei confronti della famiglia. Sembra che oggi sia in atto una specie di anti-Genesi, un anti-disegno, un orgoglio diabolico che pensa di spazzar via la famiglia. L’uomo vorrebbe reinventare l’umanità modificando la grammatica stessa della vita così come Dio l’ha pensata e voluta. Però, sostituirsi a Dio senza essere Dio è la più folle arroganza, è la più pericolosa avventura. La caduta di Cristo ci apra gli occhi e ci faccia rivedere il volto bello il volto vero, il volto santo della famiglia. Il volto della famiglia di cui tutti abbiamo bisogno.

CARD. ANGELO COMASTRI

PREGHIERA

Signore Gesù,
la famiglia è un sogno di Dio
consegnato all’umanità;
la famiglia è una scintilla di Cielo
condivisa con l’umanità;
la famiglia è la culla dove siamo nati
e dove continuamente rinasciamo nell’amore.
Signore Gesù,
entra nelle nostre case
e intona il canto della vita.
Riaccendi la lampada dell’amore
e facci sentire la bellezza
di essere legati gli uni agli altri
in un abbraccio di vita:
la vita alimentata dal respiro stesso di Dio,
il respiro di Dio-Amore.
Signore Gesù,
salva la famiglia,
affinché sia salva la vita!
Signore Gesù,
salva la mia,
la nostra famiglia!

Angelo Comastri


Ottava stazione

Le donne di Gerusalemme piangono su Gesù

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato… Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?” (Lc 23, 27-29. 31).

MEDITAZIONE

Come fiaccole accese si presentano le figure femminili lungo la via del dolore. Donne di fedeltà e di coraggio, che non si lasciano intimorire dalle guardie né scandalizzare dalle piaghe del Buon Maestro. Sono pronte a incontrarlo e a consolarlo. Gesù è lì davanti a loro. C’è chi lo calpesta mentre si accascia a terra sfinito. Ma le donne sono lì, pronte a donargli quel palpito caldo che il cuore non può più frenare. Esse lo guardano prima da lontano, ma poi si fanno vicine, come fa ogni amico, ogni fratello o sorella, quando si accorge della difficoltà che vive la persona amata. Gesù è scosso dal loro pianto amaro, ma le esorta a non consumare il cuore nel vederlo martoriato, per essere donne non più piangenti, ma credenti! Chiede un dolore condiviso e non una commiserazione sterile e piagnucolosa. Non più lamenti ma voglia di rinascere, di guardare avanti, di procedere con fede e speranza verso quell’aurora di luce che sorgerà ancora più accecante sul capo di quanti camminano rivolti a Dio. Piangiamo su noi stessi se ancora non crediamo in quel Gesù che ci ha annunciato il Regno della salvezza. Piangiamo sui nostri peccati non confessati. E ancora, piangiamo su quegli uomini che scaricano sulle donne la violenza che hanno dentro. Piangiamo sulle donne schiavizzate dalla paura e dallo sfruttamento. Ma non basta battersi il petto e provare compassione. Gesù è più esigente. Le donne vanno rassicurate come fece Lui, vanno amate come un dono inviolabile per tutta l’umanità. Per la crescita dei nostri figli, in dignità e speranza.

CARD. GIANCARLO MARIA BREGANTINI

PREGHIERA

Signore Gesù,
ferma la mano di chi percuote le donne!
Solleva il loro cuore dall’abisso della disperazione
quando diventano preda di violenza.
Visita il loro pianto quando si trovano sole.
Ed apri il nostro cuore alla condivisione
di ogni dolore,
in sincerità e fedeltà,
oltre la naturale compassione,
per renderci strumenti di vera liberazione.
Amen.

IX e X stazione 19 marzo

Nona Stazione

Gesù cade per la terza volta

Gesù, pur essendo figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono (Eb.5,8-9).

Meditazione

DANILO e ANNAMARIA ZANZUCCHI
(movimento dei Focolari)

La strada in salita è breve, ma la sua debolezza è estrema. Gesù è sfinito nel fisico, ma anche nello spirito. Avverte su di Sé l’odio dei capi, dei sacerdoti, della folla che sembrano voler scaricare su di Lui la rabbia repressa per le oppressioni passate e presenti. Quasi che cerchino una rivincita, facendo valere il loro potere su Gesù. E cadi, cadi Gesù, per la terza volta. Sembri soccombere. Ma ecco che con estrema fatica Ti rialzi e riprendi il terribile cammino verso il Gòlgota. Certamente tanti nostri fratelli in tutto il mondo stanno soffrendo prove tremende perché Ti seguono, Gesù. Stanno salendo con Te verso il Calvario e con Te stanno persino cadendo sotto le persecuzioni che da duemila anni inferiscono sul Tuo Corpo che è la Chiesa. Vogliamo con questi nostri fratelli nel cuore offrire la nostra vita, le nostre fragilità, la nostra miseria, le nostre piccole e grandi sofferenze quotidiane. Viviamo spesso anestetizzati dal benessere, senza impegnarci con tutte le forze a rialzarci e a rialzare l’umanità. Ma possiamo rialzarci, perché Gesù ha trovato la forza di rialzarsi e riprendere il cammino. Anche le nostre famiglie sono parte di questo tessuto sfibrato, si ritrovano legate a una vita di benessere che diventa lo scopo stesso della vita. I nostri figli crescono: cerchiamo di abituarli alla sobrietà, al sacrificio, alla rinuncia. Cerchiamo di dar loro una vita sociale appagante negli ambienti sportivi, associativi e ricreativi, ma senza che queste attività siano solo un modo per riempire la giornata e avere tutto quello che si desidera. Perciò, Gesù, abbiamo bisogno di ascoltare le Tue parole, che vogliamo testimoniare: «Beati i poveri, beati i mansueti, beati i costruttori di pace, beati coloro che soffrono per la giustizia…».

Preghiera

Signore Gesù,
solleva, ti preghiamo,
dalla polvere il misero,
rialza i poveri dalle immondizie,
falli sedere con i capi del popolo
ed assegna loro un seggio di gloria.
Spezza l’arco dei forti
e rivesti di vigore i deboli,
poiché solo tu ci fai ricchi
proprio con la tua povertà.

Amen.


Decima stazione

I soldati si dividono le vesti di Gesù

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cucitura, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han gettato la sorte (Gv.19, 23-24).

Meditazione

(S.E. MONS. RENATO CORTI)

Sentimenti e pensieri di Gesù
Sto in silenzio. Mi sento umiliato da un gesto apparentemente banale. Sono già stato spogliato ore fa. Il mio pensiero va a mia Madre, qui presente. La mia umiliazione è pure la sua. Anche in questo modo viene trafitta la sua anima. A Lei devo la tunica che mi è stata strappata e che è un simbolo del suo amore per me (cfr Mt 27, 35).
La nostra risonanza
La tua tunica, Signore, ci fa meditare su un momento di grazia e insieme su avvenimenti che vìolano la dignità dell’uomo. La grazia è quella del Battesimo. Al bambino appena diventato cristiano si dice: “Sei diventato nuova creatura e ti sei rivestito di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità: aiutato dalle parole e dall’esempio dei tuoi cari, portala senza macchia per la vita eterna” (Rito del Battesimo dei bambini, Consegna della veste bianca; cfr Gal 3, 27). Qui sta la verità più profonda dell’esistenza umana. Nello stesso tempo, l’amore con il quale custodisci ogni creatura, ci fa pensare a situazioni tremende: il traffico di esseri umani, la condizione dei bambini-soldato, il lavoro che diventa schiavitù, i ragazzi e gli adolescenti derubati di sé stessi, feriti nella loro intimità, barbaramente profanati. Tu ci spingi a chiedere umilmente perdono a quanti subiscono questi oltraggi e a pregare perché finalmente si svegli la coscienza di chi ha oscurato il cielo nella vita delle persone. Davanti a Te, o Gesù, rinnoviamo il proposito di “vincere il male con il bene” (cfr Rm 12, 21).

Preghiera

Beato l’uomo
che non entra nel consiglio dei malvagi,
che non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore
trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa,
riesce bene

(Sal 1, 1-3).

XI e XII stazione 26 marzo

Undicesima stazione

Gesù è inchiodato sulla croce

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio benché condannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso” (Lc 23, 39-43). pur essendo figlio, imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono (Eb.5,8-9).

Meditazione

DON TONINO BELLO

Anche noi dobbiamo essere come Gesù “martiri di pace”, e questo vuol dire che per la pace dobbiamo salire sulla Croce. Si sale sulla Croce ogni volta che si afferma che la produzione delle armi, il commercio degli strumenti di morte e il segreto che copre il loro traffico, sono una grossa violenza alla giustizia e un attentato gravissimo alla pace: anzi sono la guerra. Si sale sulla Croce ogni volta che si vuol dare una mano agli ultimi, ai poveri, ai diseredati, partendo dal loro angolo prospettico e non dall’osservatorio dei benpensanti e dei garantiti. Si sale sulla Croce ogni volta che si è chiamati a quella forma di martirio, straziante e dolcissimo, che si chiama perdono, nel cui oceano, in questo momento, vorremmo chiedere al Signore di poter tutti naufragare. Solo se intriso del nostro sangue di martiri, del nostro coraggio di profeti, della nostra fierezza regale… il grano della pace non rimarrà più ad abbrustolirsi nei campi al sole di luglio, ma diventerà finalmente “pane nostro quotidiano” sulla mensa degli uomini.

Preghiera

Coraggio, fratello che soffri,
c’è anche per te
una deposizione dalla croce.
C’è anche per te una pietà sovraumana.
Ecco già una mano forata
che schioda dal legno la tua…
Coraggio.
Mancano pochi istanti alle tre
del tuo pomeriggio.
Tra poco, il buio
cederà il posto alla luce,
la terra riacquisterà i suoi colori
e il sole della Pasqua
irromperà tra le nuvole in fuga.
Amen


Dodicesima stazione

Gesù muore sulla croce

Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto”. E chinato il capo, emise lo spirito (Gv.19,28-30).

Meditazione

da “SUL GOLGOTA”
(dal DIARIO di Sr. FAUSTINA KOWALSKA)

Gesù: «Tutto questo per la salvezza delle anime. Rifletti, figlia Mia, su quello che fai tu per la salvezza delle anime».


S. Faustina: «Vidi Gesù morire sulla croce. Dopo che Gesù era rimasto appeso per un momento, vidi una schiera di anime crocifisse come Gesù. «E vidi una terza schiera di anime e una seconda schiera di anime. «La seconda schiera non era inchiodata sulla croce, ma quelle anime tenevano saldamente la croce in mano. «La terza schiera di anime invece non era né crocifissa né teneva la croce in mano, ma quelle anime trascinavano la croce dietro di sé ed erano insoddisfatte. «Allora Gesù mi disse: Gesù: «Vedi quelle anime, che sono simili a Me anche nella sofferenza e nel disprezzo: le stesse saranno simili a Me anche nella gloria. «E quelle che assomigliano meno a Me nella sofferenza e nel disprezzo: le stesse assomiglieranno meno a Me anche nella gloria».

Preghiera

O Gesù, disteso sulla croce,
ti supplico, concedimi
la grazia di adempiere fedelmente
alla santissima volontà del Padre Tuo,
sempre, ovunque ed in tutto.
E quando la volontà di Dio
mi sembrerà pesante e difficile da compiere,
Te ne supplico, Gesù,
scenda allora su di me,
dalle Tue Piaghe, la forza ed il vigore
e le mie labbra ripetano:
“Signore, sia fatta la Tua volontà”.
Gesù pietosissimo, concedi la grazia
di dimenticare me stessa, in modo che
viva totalmente per le anime,
collaborando all’opera della salvezza,
secondo la Santissima volontà
del Padre Tuo. Amen

Suor Faustina

XIII e IXV stazione 2 aprile

Tredicesima stazione

Gesù è deposto dalla croce

I soldati, venuti da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia, e subito ne uscì sangue e acqua (Gv.19,33-34).

MEDITAZIONE   

di CARD. KAROL WOJTYLA

Nel momento in cui il corpo di Gesù viene tolto dalla croce ed è posto tra le braccia della Madre, torna innanzi ai nostri occhi il momento in cui Maria ha accettato il saluto dell’angelo Gabriele: “Ecco, tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio, che chiamerai col nome di Gesù….il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre…… e il suo regno non avrà mai fine (Lc 1, 31-33). Maria ha detto solo: “Che mi avvenga secondo la tua parola” (Lc 1,38), come se fin d’allora avesse voluto esprimere quanto sta vivendo in questo momento. Nel mistero della Redenzione si intrecciano la Grazia, cioè il dono di Dio stesso, e “il pagamento del cuore umano: In questo mistero siamo arricchiti di un Dono dall’alto (Gc 1,17) e nello stesso tempo siamo comprati dal riscatto del Figlio di Dio (1Cor 6,20; 7,23; At 20,28). E Maria, che fu più di ogni altro arricchita di doni, paga anche di più. Col cuore.
A questo mistero è unita la meravigliosa promessa formulata da Simeone durante la presentazione di Gesù nel tempio: “A te pure una spada trapasserà l’anima affinché vengano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,35). Anche questo si compie. Quanti cuori umani si aprono davanti al cuore di questa Madre che ha tanto pagato!

Preghiera

Noi ti adoriamo, Cristo Gesù.
Ci mettiamo in ginocchio
e non troviamo parole sufficienti
per esprimere quel che proviamo
davanti alla tua morte in croce.
Noi desideriamo, o Cristo,
gridare oggi verso la tua misericordia
più grande di ogni forza e potenza
alla quale possa appoggiarsi l’uomo.
La potenza del tuo amore
si dimostri ancora una volta più grande
del male che ci minaccia.
Si dimostri più grande dei
molteplici peccati
che si arrogano in forma sempre
più assoluta il pubblico diritto
di cittadinanza nella vita
degli uomini e delle società.
La potenza della tua Croce, o Cristo,
si dimostri più grande
dell’autore del peccato
perché con il tuo Sangue e la tua passione
Tu hai redento il mondo!
Amen.


San Giovanni Paolo II


Quattordicesima stazione

Gesù è deposto nel sepolcro

Giuseppe d’Arimatea, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova. Erano lì, davanti al sepolcro, Maria di Magdala e l’altra Maria (Mt.27,59-61).

MEDITAZIONE


PADRE ANDRE’ LOUF

Prime luci del sabato.
Colui che era la luce del mondo
scende nel regno delle tenebre.
Il corpo di Gesù è inghiottito dalla terra,
e con esso è inghiottita ogni speranza.
Ma la sua discesa nella dimora dei morti
non è per la morte ma per la vita.
È per ridurre all’impotenza colui che
deteneva il potere della morte, il diavolo (Eb. 2, 14),
per distruggere l’ultimo avversario dell’uomo,
la morte stessa (1Cor 15, 26),
per far risplendere la vita e l’immortalità (2Tm 1, 10),
per annunciare la buona novella
agli spiriti prigionieri (1Pt 3, 19).
Gesù si abbassa fino a raggiungere la prima coppia umana,
Adamo ed Eva, curvi sotto il fardello della loro colpa.
Gesù tende ad essi la mano,
e il loro volto s’illumina della gloria della risurrezione.
Il primo Adamo e l’Ultimo si assomigliano e si riconoscono;
il primo ritrova la propria immagine
in colui che doveva venire un giorno
a liberarlo assieme a tutti gli altri figli (Gen 1, 26).
Quel Giorno è finalmente arrivato.
Ora in Gesù, ogni morte può, da quel momento,
sfociare nella vita.

Preghiera

Gesù, Signore ricco di misericordia,
ti sei fatto uomo
per divenire nostro fratello,
e, con la tua morte, vincere la morte.
Sei disceso negli inferi
per liberare l’umanità,
per farci rivivere con te,
risorti chiamati a sedere nei cieli
accanto a te (Ef 2, 4-6).
Buon pastore che ci guidi
ad acque tranquille,
prendici per mano quando attraverseremo le ombre della morte (Sal 23, 2-4),
affinché restiamo con te, per contemplare in eterno la tua gloria (Gv 17, 24).